Orto di Incendio

vestigi

in altri tempi
quando credevamo all’esistenza della luna
ci fu possibile scrivere poesie e
ci avvelenavamo bocca a bocca con il vetro tritato
dalle salive proibite – in altri tempi
i giorni scorrevano con l’acqua e pulivano
i licheni dalle immonde maschere

oggi
nessuna parola può essere scritta
nessuna sillaba permane sull’aridità delle pietre
o si spande sul corpo disteso
nella stanza dell’ossido e dell’alcool – si pernotta
dove si può – in un vocabolario ridotto e
ossessivo – finché il lampo non fulmini la lingua
e più nulla si riesca a sentire

nonostante tutto
continuiamo a ripetere i gesti e a bere
la serenità della linfa – risaliamo lungo la febbre
dei cedri – fino a toccare il mistico
arbusto stellare
e
il mistero della luce ci fustiga gli occhi
in un’euforia torrenziale