Maria Antonella Fusco

Orto di Incisione

Si conclude, con Orto di incendio, una importante stagione per il Servizio educativo e l’Edumuseo dell’Istituto centrale per la Grafica, che li ha visti sulla ribalta internazionale sin dalla fondazione nel 2013.

Una presenza che è stata a sua volta rafforzata dalla menzione speciale Icom per il Museo dell’anno 2017: “ Il Museo, creato nel 2013 nell’antico Istituto, adotta politiche di formazione verso i giovani, di conoscenza laboratoriale delle tecniche artistiche di riproduzione delle immagini, con dimostrazioni dal vivo, con attività educative e con mostre molto curate che fanno conoscere a rotazione l’immenso patrimonio dell’istituto anche con l’uso di tecnologie speciali. Ammirevole l’attenzione verso il pubblico con disabilità sensoriali. Eccezionale l’impegno per rendere l’intero patrimonio conservato a tutti fruibile con le banche dati accessibili dal portale.”

L’adesione all’International Council of Museums ha sortito effetti benefici sul Museo, per la rete di relazioni, integrata, nel 2018, dall’ottenimento del marchio per l’Anno europeo del patrimonio culturale, per la creazione di una Rete con le altre Istituzioni di incisione e stampa prevalenti in Europa: dalla Chalcographie du Louvre alla Academia di San Fernando a Madrid, al Museo Plantin Moretus di Antwerp.

Il Museo dell’Istituto assume un ruolo di moltiplicatore di conoscenza internazionale, anche sulle metodologie della conservazione e della curatela delle collezioni, come avverrà a breve in relazione al Paper Project della Getty Foundation. E così in questi anni abbiamo ospitato, tra gli altri, la Galleria Tret’jacov di Mosca e la Fondazione Tchoban di Berlino per la mostra ‘Solo Italia’, l’Accademia Tedesca di Villa Massimo con i suoi giovani artisti, l’Academia Belgica per la mostra ‘Alla luce di Roma’, l’Istituto di studi classici svedese con gli acquerelli ottocenteschi di Alessandro Morani.

Gli artisti portoghesi giungono dunque al culmine di un percorso variegato, che ha spaziato dalle collezioni antiche allo sperimentalismo. E si inseriscono, a fine mostra, nell’altro asse che il servizio educativo ha portato avanti non senza fatica: il progetto triennale della Formazione internazionale, che ha visto avvicendarsi borsisti provenienti da Bosnia, Serbia, Lituania e Cina, molto spesso artisti a loro volta desiderosi di approfondire le tematiche della storia e delle tecniche grafiche.
Presentati dal Museu Nacional de arte contemporanea do Chiado, diretto da Emilia Ferreira, gli artisti giungeranno in aprile, a ridosso del finissage della mostra, muniti del ‘lasciapassare’ dell’ Ambasciatore d’Italia in Portogallo, Uberto Vanni d’Archirafi, che da consigliere diplomatico del nostro Ministero fu protagonista dell’attivazione della formazione internazionale, di cui lo ringraziamo profondamente.
Se il contesto narrato accoglie gli artisti portoghesi senza remore, bisogna notare che lo specifico progetto di Orto di Incendio ha introdotto nelle nostre consuetudini non pochi ribaltamenti.
Dalla presentazione del progetto da parte del prof. Bertolazzi, avevamo avuto la sensazione di un lavoro tradizionale, sia nel rapporto testo / immagine, che nella presenza di stamperie storiche, che il nostro Istituto da sempre indaga e riconosce anche attraverso lo strumento giuridico del deposito legale.
Al momento della prima visita al MArt di Lisbona, nel dicembre 2017, come spesso capita in Portogallo, ho provato una vertigine di semplicità, di chi si incontra con una parte antica di sé stesso. La calorosa accoglienza di Patricia Sasportes e Ana Natividade mi riservava una sorpresa importante da questo punto di vista, che richiamava la competenza del servizio educativo: come ben descrivono nelle loro cronache appassionate, contenute in questo quaderno, la Stamperia, ma per meglio dire l’officina artistica e atelier, sono ospitate dalla Scuola Media 2/3 Manuel da Maia nel quartiere di Campo de Ourique Si tratta di una scuola TEIP [Territori educativi di intervento prioritario]) in cui la maggior parte degli studenti fa parte di un evidente progetto di inclusione della povertà educativa.

I ragazzi dipingono nell’atelier, che ha una funzione essenzialmente di doposcuola, e in questi ultimi anni hanno avuto la fortuna di assistere all’elaborazione di ben ventisei artisti, alcuni dei quali molto noti in Portogallo, Dunque la presenza di torchi, bulini puntasecche e acidi ha riportato l’arte dell’incisione e della stampa alla sua antica funzione sociale, quella di diffusore di conoscenze e di visioni del mondo.

E un ulteriore ribaltamento avviene nella concezione del rapporto delle immagini con il testo di Al Berto. Certo, l’illustrazione non è più da quasi un secolo legata automaticamente al contesto libro, è evocazione, è suggestione, è scenario: le opere esposte, che ci verranno in parte donate per le nostre collezioni, risentono dell’atmosfera generale del testo, non si collegano – se non in pochi casi – a specifici versi, ma fanno piuttosto da cassa di risonanza emotiva da parte dell’artista, che utilizza le tecniche incisorie come elettive per esprimere i suoi stati d’animo.

Questa doppia rivoluzione, che sposa l’ azione sociale alla Maieutica espressiva, è ben narrata da Ana e Patricia, che ci restituiscono un modus operandi che parte dalla tensione artistica attorno a un testo poetico, e costruiscono tutt’intorno una realtà sperimentale che supera l’elaborazione formale per attestarsi su un’integrazione linguistica. Siamo all’interno di una affinità profonda con il campo di Educazione e Ricerca promosso dalla nostra Direzione Generale.

Con profonda stima per l’azione delle due colleghe, alle quali va accomunata Emilia Ferreira, ho deciso di inserirle tra le protagoniste del nostro progetto Grafica: femminile singolare, che prosegue dall’8 marzo 2012, e che auspico non si interrompa. Ringrazio insieme a loro le funzionarie e amiche dell’Istituto, lo staff del Museo, composto dalla direttrice Rita Bernini e da Gabriella Bocconi e Isabella Rossi (lusofona per nascita e adesione culturale), insieme alla nostra Registrar Orsola Bonifati.

Sono personalmente grata a Federico Bertolazzi per aver voluto riprendere il filo del mio dialogo con l’insegnamento di lingua e letteratura portoghese dell’università Tor Vergata, bruscamente interrotto dalla morte del caro e valoroso amico Nello Avella. E
all’Ambasciatore del Portogallo in Italia per il sostegno dato alla mostra in Istituto. Parabéns !